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Di Antonio Locampo  – La Stampa – 6 gennaio 2016

L’aeroplano è il mezzo universale per eccellenza, che può risolvere molti problemi globali. Il mio team sta lavorando per far sì che una migliore conoscenza del suolo e una più efficace prevenzione ambientale diventino un vero modello di business».

A spiegarlo è Maurizio Cheli, che intreccia l’esperienza alla cloche e tra le stelle con la lotta agli effetti dei cambiamenti climatici. Già pilota dell’Aeronautica, è stato astronauta dell’Esa, in missione sullo space shuttle «Columbia» per 16 giorni, e poi capo-collaudatore del jet europeo Eurofighter Typhoon. Adesso è un imprenditore high-tech, concentrato – e non potrebbe essere altrimenti – sul volo. Con Paolo Pari, pilota e ingegnere, guida la DigiSky, società che ha sede tra gli hangar dell’Aeroclub Torino. Con loro un gruppo di giovani ingegneri, che progettano e sviluppano una serie di prodotti iper-tecnologici, destinati, tra l’altro, all’ambiente e alla sua difesa.

 

Un esempio è la nuova «baia aerotrasportabile» per piccoli aeroplani, in grado di ospitare sensori ad alta tecnologia ma a costi contenuti: chiamata SmartBay monta, tra l’altro, un nuovissimo multi-spettrale in grado di effettuare osservazioni che l’occhio umano non sarebbe in grado di percepire, dal monitoraggio degli habitat a diversi tipi di rilevazione del terreno. «Grazie a SmartBay il sensore si monta con facilità e rapidità sotto l’ala di uno dei nostri velivoli, un Tecnam P-92 – spiega Cheli -. Il pilota ne controlla il funzionamento attraverso la consolle di comando, ma la particolarità è il computer di missione, che gestisce automaticamente il lavoro dei sensori durante il volo. Lo scopo è svolgere opera di prevenzione contro i disastri naturali, sempre più diffusi e frequenti, e monitorare le risorse del territorio per uno sfruttamento più equilibrato».

 

Aggiunge Cheli che questo tipo di controllo si può fare «da bassa quota e con abbondanza di dettagli e allo stesso tempo con varietà di obiettivi, compreso quello di osservare le caratteristiche di terreni che, per la struttura delicata, possono essere soggetti a frane e ad altri tipi di disastri. Quanto alle immagini da satellite, queste restano complementari, dato che abbracciano aree vastissime con una risoluzione più bassa, mentre quelle dei droni hanno una serie di altre limitazioni, legate ai modi di utilizzo».

 

La «baia per aviazione» è un’idea nata anche grazie al progetto di ricerca Smat (Sistema di Monitoraggio Avanzato del Territorio), sostenuto dalla Regione Piemonte, che ha richiesto sei anni di ricerca e sviluppo con la collaborazione di altre piccole imprese del distretto aerospaziale del Piemonte. Grazie a un accordo di co-produzione e distribuzione con il costruttore Tecnam, DigiSky è ora in grado di vendere aeroplani con la tecnologia SmartBay in tutto il mondo.

 

Nell’hangar, vicino al Tecnam P92-SmartBay, Cheli mostra sotto l’ala di destra una piccola struttura aerodinamica, che funziona da «connettore»: ospita una telecamera-sensore e in pochi minuti si riconfigura con un altro apparato di misura, a seconda della missione. «Tra i vantaggi – aggiunge Cheli – c’è la possibilità di memorizzare grandi quantità di dati geolocalizzati, ovvero registrati con tutte le coordinate di ripresa. I test si sono dimostrati più che incoraggianti: ora l’apparato è pronto all’uso».

 

Una delle applicazioni speciali prevede l’analisi dell’aria in zone vulcaniche, mentre un altro esempio è l’elaborazione delle «mappe di prescrizione» per le aree coltivate. «Monitorando con un sensore multi-spettrale, ottimizziamo l’uso di concimi e fitofarmaci, aumentando la produzione e minimizzando gli inquinanti». A questo proposito DigiSky ha coinvolto un team di agronomi per studiare come quelle informazioni – l’«impronta spettrale» – possano diventare un «certificato» del trattamento biologico di una coltivazione.

 

«Ho sempre volato e continuo a farlo – conclude Cheli -. Quando sei nello spazio, e vedi la Terra, notandone la bellezza, noti la sua fragilità e pensi come proteggerla. È da queste riflessioni che è nata la mia nuova attività. Che vuole anche essere una missione».

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